L’evanescenza del cinema j-horror

Horror Giapponese

Il genere che ha più contribuito al successo commerciale anche a un certo prestigio del Nuovo cinema giapponese è indubbiamente l’horror. Il J-horror, a partire dai film di Nakata Hideo, Shimuzu Takashi o del già citato Miike, si è imposto per la sua capacità di lavorare sul rimosso, sulle colpe che riaffiorano in forme mostruose, su inquietanti atmosfere psicologiche e ambientali, il tutto aggiornato a un presente segnato da nuove contraddizioni familiari e dominato da diverse forme di comunicazione: l’home video di “The Ring”, l’internet di “Pulse” o il cellulare di “One Missed Call”; tramite cui si afferma .
Il successo di questi film, prima nei mercati asiatici e poi anche in quelli occidentali, è stato tale da spingere Hollywood a una serie di remake, diretti talvolta dagli stessi registi giapponesi. Tra le pellicole di maggior successo troviamo senza ombra di dubbio “Ring” (Ringu, 1998, diretto da Nakata Hideo). Ring narra la storia dello spirito vendicatore di Sadako, una bambina, la quale, gettata viva in un pozzo dal padre, diffonde ora il suo contagio mortale attraverso una videocassetta e le sue riproduzioni. Il film è un ottimo esempio di horror suggerito di atmosfere inquietanti, di apparizioni fugaci e spaventose senza dimenticare uno stile curato ed efficace. Il successo di Ring costringerà Nakata al ruolo di maestro del J-horror; e nonostante i suoi tentativi di frequentare altri generi cinematografici, come il melodramma e il thriller, sarà ancora in quest’ambito che realizzerà le sue opere di maggior rilievo (ad esempio “Dark Water”).

Ring
Ring

Un altro grande maestro del cinema dell’orrore è sicuramente Shimuzu Takahashi; Shimuzu ha legato il suo lavoro al J-horror soprattutto con la serie “Ju-On: The Grudge”. La serie ripropone la stessa inquietante atmosfera dei film di Nakata e la stessa idea di un passato truce (i due avevano subito le violenze del padre) che riaffiora nel presente come una scheggia impazzita, colpendo senza pietà chiunque le si avvicini. I film della serie, pur rientrando in quell’horror che denuncia in forme esasperate gli scompensi all’interno della famiglia creati dalla crisi socio-economica del Giappone degli anni Novanta (il diffondersi del fenomeno della violenza domestica, le incontrollate reazioni alla perdita di autorità da parte della figura maschile, lo stato di abbandono in cui versano anziani e bambini), sono soprattutto ottimi esempi di cinema di genere.

Andrea Venuti