Funeral parade of roses (Bara no soretsu)

Funeral parade of roses

Il film è incentrato sulla vita del transessuale Eddie (Peter), che lavora come “intrattenitore” in un locale gay gestito da “madame” Leda (Osamu Ogasawara). Presto Eddie riesce a rubare a Leda non solo il lavoro, diventando il nuovo gestore del locale, ma anche l’amore del suo uomo, e queste perdite portano Leda alla disperazione ed al suicidio. Eddie vive la sua sessualità senza alcuna inibizione e conduce una vita piena, infatti, si dedica alla gestione del locale, ha un intenso rapporto con il suo amante, un uomo che conduce loschi affari, ed una vita mondana fatta di uscite con i suoi amici transessuali e party dove la noia è bandita e tutto sembra poter accadere.
Particolarmente complessa e di fondamentale importanza è la relazione tra Eddie ed il suo amante, rapporto che rappresenta una chiara rivisitazione in chiave moderna ed “alternativa” della mitologica vicenda di Edipo. L’amore di Eddie trova la sua tragica conclusione nel suicidio del suo compagno quando quest’ultimo scopre di essere suo padre. Di forte impatto visivo è la scena finale in cui Eddie, scoperto il suicidio del suo amante, si cava gli occhi con un paio di forbici e scende per strada coperto di sangue.

Bara no soretsu
La scena finale del film

Il regista di questo interessante lungometraggio è Toshio Matsumoto, rappresentante della Nouvelle Vague giapponese. Nel film si susseguono senza sosta varie letture che ne rendono la visione, almeno in principio, difficoltosa, ma dopo i primi minuti si entra nel meccanismo interno alla storia, nei suoi diversi livelli interpretativi, infatti, si assiste ad un film nel film, al suo interno sono inserite interviste agli attori e pezzi di documentari, addirittura assistiamo a scene fumettistiche che il regista inserisce per sottolineare la sua libertà espressiva e la ricerca di un linguaggio libero e non chiuso da formalismi stilistici o di genere.

Toshio Matsumoto
Toshio Matsumoto

Tutti gli attori incarnano, contestualmente, sia un ruolo, quando interpretano il personaggio a loro assegnato, che se stessi, quando parlano di loro in prima persona, in tal modo diventa labile il confine tra “realtà” e “finzione”, tra documentario e film. I salti temporali sono molti e svelano la trama in stadi diversi, lasciando che si ricomponga un pezzo alla volta come un puzzle che lentamente prende forma ed acquista senso.
Chiudo con una citazione tratta dallo stesso film e che, credo, lo descrive nel migliore dei modi: “E’ un film singolare, pieno di crudeltà e di risate”.

Cesidio Tatarella